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lunedì 24 ottobre 2011

Tasse? Come far pagare gli evasori? Una proposta

Visto che questo blog è nelle nostre intenzioni non solo un luogo in cui ci scagliamo con forza e impeto contro questo o contro quell'altro, ma in cui lanciamo anche delle proposte che possano essere delle alternative a ciò che nell'economia e nella finanza accade in Italia, 
oggi intendiamo offrire un piccolo suggerimento che può, dal nostro punto di vista, essere un ottimo modo per combattere l'elusione dei piccoli professionisti e artigiani.
E' consuetudine, infatti, nel nostro paese che quando qualcuno ci fa un lavoro a casa nostra (giardinieri, idraulici, elettricisti, etc) o ci rende un servizio (medici, professionisti, etc.) non certifichi con apposita ricevuta fiscale o fattura, l'importo che chiede.
E' un classico.
"Guardi fa 100 euro! Però se debbo farle la fattura sono 120 €uro. Che facciamo?" 
E il privato cittadino, per cui anche 20 euro fanno testo, molto spesso china la testa e accetta. Anche per una sorta di sudditanza psicologica.
Si arriva a livelli in cui, quando si chiede "Quant'è?" si riceve come risposta spudaratamente la frase "Vuole fattura?".
Come voglio fattura? Non è che la voglio, la devi fare.
D'altro canto c'è anche lo stesso cliente finale che spesso incita il professionista a non emettere fatture e accettare il pagamento in nero. "Non mi faccia fattura, tanto non mi serve. Così non devo pagare anche l'iva!"
Insomma sono cose che conosciamo.

Come si può fare per evitare che il problema della richiesta della fattura vada a finire in capo al soggetto debole o comunque al soggetto che non vuole entrare in discussioni con chi ha prestato il servizio o svolto il lavoro?

Si chiama TRIANGOLAZIONE DEL PAGAMENTO!.
Ovvero si fa in modo che chi paga non debba richiedere a chi riceve i soldi il documento fiscale. E chi deve ricevere i soldi debba emettere il documento fiscale ad un soggetto terzo che si pone come elemento neutrale.
Ecco uno schema:
In pratica se l'idraulico vuole incassare il corrispettivo del suo lavoro, comunica l'importo al cliente ( a cui egli sa di dover aggiungere il 21% di iva), emette fattura in corrispondenza di questo importo e la consegna ad un soggetto terzo.
Questo soggetto terzo, che può essere l'ordine professionale, l'associazione di categoria o anche la locale camera di commercio (!), riceve la fattura e incassa dal cliente il pagamento, con consegna del documento fiscale.
Infine, dopo l'incasso del pagamento da parte del cliente, il soggetto tezo paga l'idraulico.

Cosa otteniamo? Che il cliente non deve litigare o discutere con l'idraulico e che l'idraulico non possa, pena il mancato incasso del denaro della sua prestazione, evitare di emettere un documento fiscale.

In questo modo vi è maggiore possibilità degli organi competenti di controllare i movimenti di denaro.
Ovviamente vi sarà sempre la possibilità che un idraulico effettui dei lavori in nero verso un cliente al quale lui farà un prezzo di favore per un incasso in contanti. Questo dipende molto dal livello di etica presente in una nazione. Ma pian piano questo si potrà correggere.
Basterebbe, ad esempio, permettere una pur minima detrazione fiscale delle fatture anche da parte del privato cittadino per ovviare a questo fattore. Perchè nel momento in cui avere una fattura comporta un vantaggio, è ovvio che aumenta la richiesta dell'emissione dello stesso documento fiscale.

Questo metodo, come tutti i metodi, non è esente da possibili manomissioni. Laddove regna la disonestà non ci sono trucchi che tengano.
Ma scopo di questa nazione e di un governo degno di tale nome sarebbe quella di disciplinare quelli che vorrebbero vivere nella disciplina e nell'ordine.
Vi è una grande maggioranza degli italiani che vuole una società con più regole e non con meno regole.
Pensiamo a questi e non alla minoranza che vuole che tutto vada avanti così.

Grazie per l'attenzione.

giovedì 20 ottobre 2011

La crisi degli asini (una storia per capire!)

Oggi voglio raccontarvi una storia.
Per cercare di capire, attraverso una novella, cosa sta succedendo nella nostra vita quotidiana per colpa di questa "fantomatica" crisi che sembra attanagliarci.
Buona lettura.

LA CRISI DEGLI ASINI
Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua.
L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio.
Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio.
Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l'ordine di vendere le bestie 400 € l'una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca.
Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell'asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere.
Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore).
Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio né quelli del Comune, e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti. Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.
Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità ... Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.

Questa storia vi ricorda qualcosa ? ... 

Sarei grato a chi legge questa storia che facesse girare il messaggio il più possibile.
La rete ci offre la possibilità di comunicare. Non sottovalutiamo questo potere.
Segnala questo articolo ai tuoi amici.
Un momento di riflessione può essere utile a tutti.
Senza per forza entrare nelle complicazioni della finanza e dell'economia.

Un grazie a Massimo Bonoldi per l'idea e un grazie a Lorenzo de Santis per l'input.

Grazie per l'attenzione

lunedì 30 maggio 2011

Equitalia o IN-Equitalia? Questo è il problema.....

Equitalia o in-Equitalia?
Questo è il problema.... Diremmo se volessimo parafrasare il conosciutissimo passaggio dell'Amleto di Shakespeare.
Cos'è Equitalia? Beh, per saperne di più, per i pochi che non ne avessermo mai sentito parlare, rimandiamo alla seguente pagina. Di base Equitalia è una società privata a completa gestione pubblica (è per metà dell'Agenzia delle Entrate e per metà dell'INPS) che si occupa di riscuotere tasse, balzelli d'ogni sorta e tipo e multe non riscosse.
Il nome presupporrebbe l'espletamento di un compito compensativo delle ingiustizie presenti in Italia.
O qualcuno pensa che nella nostra nazione non vi siano ingiustizie, sociali, penali o economiche che siano?
Equitalia sta incontrando numerose critiche e opposizioni, sia di natura giornalistica che di protesta fatta da persone in carne ed ossa nelle strade e nelle sedi opportune.
Ma probabilmente tutto ciò che è successo non è niente con quello che accadrà qui in Italia se chi di dovere non provvederà ad apportare vistosi cambiamenti nei confronti di questo ente.
Le critiche le avrete sentite anche voi oppure qualcuno di voi potrebbe aver vissuto sulla propria pelle le iniquità di chi ha l'equità solo nel proprio nome.
Qualcuno mi potrebbe accusare di essere un sostenitore dell'evasione fiscale e del qualunquismo che impera nella nostra nazione.
Vorrei ribadirlo, come in precedenza esposto, per il sottoscritto è corretto pagare le tasse, tutte le tasse.
Ma il sottoscritto pensa anche che lo stato esista per servire il cittadino e non il contrario.
Siccome le cose non sono sempre sullo stesso piano, esistono delle scale di importanza relativa.
E il principio che le tasse devono essere eque e funzionali viene PRIMA del fatto che tutti i cittadini le debbano pagare.
Vogliamo fare un esempio? Facciamolo.
Parliamo dei contributi INPS. I contributi INPS "dovrebbero" essere dei versamenti che una persona effettua ad un gestore pubblico affinchè questo possa restituire una data somma mensile (pensione) nel momento in cui chi versa non sia più nelle condizioni di potersi sostenere con il proprio lavoro.
Una sorta di previdenza, diciamo. Io metto da parte oggi, così un domani che non posso lavorare quei risparmi mi torneranno utili.
La cosa ha un senso, certo!

Ma perchè è obbligatorio? E perchè vi sono degli importi minimi di versamento?
L'obbligatorietà dei contributi INPS può trovare risposta nel fatto che i soldi versati all'ente previdenziale servono per altre ragioni, quali ad esempio gli ammortizzatori sociali, quali cassa integrazione e simili. Beh, allora i contributi INPS non sono solo un accantonamento per il mio futuro ma una sorta di quota associativa, sul tipo dei consorzi fidi, per cui tutti versano nel caso in cui alcuni ne abbiano bisogno.
Giusto? Già, è proprio così!
Se non fosse che non tutti quelli che versano hanno il diritto a ricevere degli ammortizzatori sociali. Un lavoratore autonomo non ha questo diritto. E allora perchè ha l'obbligo di versare i suoi contributi? Perchè è un obbligo e non una facoltà?
E perchè vi sono delle quote minime a prescindere dai ricavi?

Se io avessi un'assicurazione pensionistica di tipo privato con l'accordo di versare una quantità X al mese, nel momento in cui non avessi le sufficienti entrate per pagare, chiederei che il mio PIANO DI ACCUMULO (si chiama così) venga semplicemente sospeso. E se venisse interrotto, riceverei nella data prevista la somma che salterebbe fuori sa un semplice calcolo di matematica finanziaria.
Invece l'INPS pretende da molti dei pagamenti non proporzionati alle capacità reddituali di chi versa per le proprie esigenze di cassa. Incassi dai lavoratori di oggi per pagare i pensionati di ieri. Altrimenti il sistema salta.
Ma allora non è possibile esaminare questo fatto?
Si parla di non poter togliere alle persone i diritti acquisiti? Qualcuno mi può spiegare perchè questa apparente equa legge debba causare che altre persone siano VESSATE da richieste ingiuste? Cioè se io non prenderò la mia futura pensione, nonostante i miei versamenti, perchè non si può ridurre la pensione che qualcuno prende da 10 o 20 anni?
Equitalia usa metodi da stato di polizia per riscuotere cifre che non sono EQUE su imposte che non sono EQUE. Perchè dovrei pagare il 130% di una somma che non sono riuscito a versarti?
Vi è un dolo? Ai danni di chi? Questo INPS lo dovrebbe spiegare. Perchè se anche vi fosse, la responsabilità di chi è? Del contribuente o dell'INPS stessa?
Sarebbe come se un negoziante citasse in tribunale un cliente che non lo ha pagato come responsabile del fatto che egli non ha pagato i suoi fornitori. Non funziona così. Ognuno è responsabile dei suoi pagamenti. E ogni struttura, compresa l'INPS, dovrebbe avere un suo metodo per gestire le inadempienze.
Non sto a elencare tutte le cose che sono inique in Equitalia.
E' iniquo che per un piccolo debito, una persona abbia degli atti giudiziari su tutti i suoi beni.
E' iniquo che le cifre richieste vengano continuamente aumentate di more e costi. E' una sorta di usura legalizzata.
E' iniquo che i casi di mancato pagamento non vengano esaminati da un punto di vista etico e di società civile invece che semplicemente da un punto di vista burocratico.
Vivo in una città in cui il comune (a torto o a ragione) eroga dei fondi per sovvenzionare gli studi primari ai figli dei Rom presenti. Una città in cui un lavoratore autonomo in difficoltà non solo non riesce a pagare quanto deve a causa di norme ingiuste e una pressione fiscale impossibile da sopportare ma in cui si viene messi all'indice e crocifissi per averci provato.
Quale è l'esito prossimo futuro?
Che non vi sarà lo stimolo a rischiare e a provare a fare nuova imprenditorialità.
Questo già succede.
Questo già accade.
E il passo successivo è la scorciatoia della criminalità o dell'evasione.
Equitalia è un problema politico. E' un problema non la struttura ma i motivi per cui è lì.
Equitalia non è al servizio della collettività. Lo sarebbe se, con un peso fiscale corretto, essa fosse lì a far pagare i furboni.
Equitalia è al servizio dei furboni. Quelli che, siccome ingrassano con la spartizione politica delle risorse, pensano che il modo per fare cassa sia quello di spremere le persone più deboli e meno ricche della società.
Equitalia farà diventare i poveri ancora più poveri e i ricchi ancora più ricchi.
Equitalia ti porta via la casa perchè le devi 40.000 euro. Vendere la tua casa che ne vale 200.000 alla metà. Chi la compra la rivenderà a prezzo di mercato e farà un sacco di soldi.
Equitalia portà disuguaglianza.
Io non so quanto la gente starà a guardare.
Grazie per l'attenzione.

martedì 18 gennaio 2011

Le tasse: è giusto pagarle? (1a parte)


Tasse, tasse, tasse.
Tasse, tasse, tasse......

Questa parola sta diventando un incubo per tutti. Per i ricchi ma anche per i poveri. Per questi ultimi, in teoria, non ci dovrebbero essere problemi, in quanto chi non ha denaro non dovrebbe contribuire.
Ma a conti fatti, sono proprio le fasce più in difficoltà finanziaria a subire maggiormente la vessazione di un sistema che di equo e di razionale ha ben poco.
Qualche precisazione, innanzitutto:

TASSA: la parola indica un pagamento che deve essere fatto ad un ente pubblico per la fruizione di un servizio. Prevede quindi il meccanismo di scambio: qualcosa di definito (tassa) per qualcosa di specifica e immediata fruibilità (servizio).

IMPOSTA: la parola indica un pagamento che deve essere fatto allo stato o altro ente amministrativo pubblico senza alcuna controprestazione diretta ma che è ciononostante obbligatorio e legato, per quanto riguarda l'ammontare, alle proprie entrate.

Nel linguaggio comune parliamo di tasse e imposte spesso senza una distinzione di fondo e ci riferiamo con esse a tutti i tributi (soldi dati all'ente pubblico) a prescindere dalla loro natura.
Ma eguagliare queste 2 parole causa molti danni, anche se non immediatamente visibili.

La tassa è una sorta di prezzo del servizio pubblico. Non è molto divera dal pagamento di un costo di un qualsiasi servizio il mercato offra. Vuoi andare dal parrucchiere? Costa 16 euro (o 20 o quel che l'è!). Vuoi avere il cellulare in abbonamento? Costa 5,16 euro al mese (o quel che l'è!).
La tassa, nel momento in cui la fruizione del servizio che compra fosse libera, è qualcosa di assolutamente democratico e giusto.
Salire su un autobus municipale comporta il pagamento di un costo. Perchè gli autobus non nascono nei campi, perchè chi li guida non è lì per la gloria, perchè i motori consumano carburante come qualsiasi altro mezzo.
Vorrei però apportare una precisazione: il costo della corsa dell'autobus dovrebbe essere formato da 2 componenti. Una (diretta) pari al costo di mercato di una corsa come se il servizio fosse erogato da una qualsiasi impresa privata. Un'altra componente (indiretta) pari al valore sella potenzialità di servizio offerta.
E su questo permettetemi di spendere 2 parole:

Se io abitassi in una città di 200.000 abitanti, ipotizzerei che fosse per me possibile spostarmi con mezzi pubblici per la città. Poi mi compro l'auto e non uso mai il mezzo pubblico. Ma il mezzo pubblico è sempre lì. Se la mia auto si guasta, io so di poter contare sulla linea 10 che passa sotto casa mia. Se non uso l'autobus, non pago niente. Ma in realtà un servizio lo sto sempre ottenendo. Anche se è potenziale. Ma quella potenzialità ha un costo. Tant'è che senza la ricompensazione di questo costo (del servizio potenziale) non vi sarebbe la convenienza economica a gestire la rete di collegamenti pubblici.
Questa cosa l'ho scoperta anni fa nel mio paese quando, viaggiando spesso dallo stesso ad un paese vicino, constatai che sul mezzo vi erano sempre pochissimi passeggeri. L'autobus era grande ma viaggiava vuoto.
Siccome la compagnia era privata mi chiesi come potevano fare a sostenere le spese in quanto era evidente che l'autobus viaggiasse sempre in perdita.
Investigai e venni a scoprire che la regione Sardegna sosteneva la compagnia privata con un finanziamento annuale per garantire che la tratta fosse coperta e attiva. L'ente pubblico sosteneva un costo per fornire a dei suoi cittadini la possibilità di avere dei collegamenti fra paesi altrimenti abbandonati. 
Servizio pubblico. Fondamentale. In una società che si definisce civile, un elemento portante della convivenza in gruppo.
Con quei soldi la compagnia privata riusciva a gestire la linea.

Veniamo al costo del biglietto dell'autobus. Da una parte abbiamo la prestazione di un servizio e dall'altra l'offerta di un servizio pubblico o, meglio, di utilità pubblica che ha un valore anche se non viene usato dal singolo cittadino. La prima componete viene pagata con una tassa (il costo del biglietto), la seconda con un'imposta (valore potenziale di servizio).
Ogni cittadino deve contribuire alle utilità pubbliche potenziali.

E' giusto pagare le tasse (meglio i tributi)? E' giusto, e la cosa è eticamente ed economicamente indiscutibile.
E' giusto pagare QUELLE tasse, riferendoci a tasse e imposte che lo stato italiano impone (appunto) ai suoi cittadini?
Beh, per quanto sarà il prossimo post a completare questa risposta, fatemi anticipare che
NO, non è GIUSTO pagare le tasse e le imposte con cui lo stato italiano vessa (dal verbo vessare: tormentare, affliggere, opprimere insistentemente con maltrattamenti materiali e morali) i suoi cittadini.
Non vi è proporzione fra quanto pagato e i servizi ricevuti e non vi è giustizia sociale nel meccanismo con cui i cittadini sono chiamati a contribuire.

Il nostro non è un invito alla dis-onestà. E' un invito alla civiltà e alla trasparenza. Al comune e logico vivere civile in cui responsabilità e onori vengano distribuiti secondo un criterio equo.
Ma di questo parleremo nella seconda parte del post.

Grazie per l'attenzione.
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